Che cosa c’è dietro le tensioni sull’imminente manovra tremontiana

Il sì del Parlamento tedesco al piano salvaeuro ieri ha allentato un po’ la tensione nello staff del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in trasferta a Bruxelles per partecipare alla prima riunione della task force dei 27 ministri delle Finanze dell’Unione europea. Ai suoi colleghi il ministro – che secondo alcuni retroscenisti giovedì avrebbe persino minacciato le dimissioni – ha illustrato informalmente i termini dei tagli che intende far approvare martedì prossimo in Consiglio dei ministri.
17 AGO 20
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Il sì del Parlamento tedesco al piano salvaeuro ieri ha allentato un po’ la tensione nello staff del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in trasferta a Bruxelles per partecipare alla prima riunione della task force dei 27 ministri delle Finanze dell’Unione europea. Ai suoi colleghi il ministro – che secondo alcuni retroscenisti giovedì avrebbe persino minacciato le dimissioni – ha illustrato informalmente i termini dei tagli che intende far approvare martedì prossimo in Consiglio dei ministri.

L’accelerazione che via Venti Settembre ha impresso alla manovra ha in parte stupito e irritato i colleghi di governo. Il Cav. al momento non vuole e non può prendere le distanze. Anzi ieri, a colloquio con il presidente della Commissione europea Barroso, ha auspicato un maggiore coordinamento delle politiche economiche europee, “tutte tese alla riduzione della spesa e dei costi pubblici”. Mercoledì sera a Palazzo Grazioli, giovedì a Palazzo Chigi e al Quirinale, e ieri sera in un altro incontro annunciato con il Cav. e Gianni Letta, Tremonti – come riferiscono concordemente fonti berlusconiane e tremontiane – ha illustrato la situazione europea e “i rischi per l’Italia se non si fa in fretta”.

Il problema è sia politico,
per la nuova governance economica che l’Europa intende darsi su input della Germania, sia tecnico, per i rischi sui titoli di stato. Sul primo punto la Merkel ha “preso la rincorsa”, magari in maniera scomposta come con la decisione non coordinata di proibire le vendite allo scoperto; ma – ragionano al Tesoro – ora la novità è che altri governi stanno andando dietro alla Germania, a cominciare dalla Francia. Parigi annuncia un piano che prevede anche di inserire nella Costituzione i vincoli di bilancio, un po’ a imitazione di Berlino, e Nicolas Sarkozy pensa a una maxi manovra da 100 miliardi (in tre anni) per ridurre il deficit. Ieri sera a Bruxelles si è avuta la conferma che il ricostituito asse franco-tedesco non ha intenzione di delegare la regia delle misure economiche alla Commissione europea, ma piuttosto al gruppo di testa dei governi. “Ciò che stiamo facendo è un chiaro segnale a tutti i paesi ad alto debito e deficit”, ha detto la Merkel; parole stavolta sottoscritte dal ministro francese Christine Lagarde, che 24 ore prima aveva criticato la Germania sullo stop allo short selling.

Ecco perché secondo Tremonti l’Italia ha bisogno di varare immediatamente i tagli, prima che siano gli altri a imporgliene con modalità drastiche. La sindrome sembra essere un po’ quella della Spagna, che su richiesta di Germania e Francia ha dovuto predisporre misure restrittive aggiuntive per 15 miliardi. Benché appena declassata, Madrid ha tuttora un rating migliore di quello italiano: AA rispetto ad A+. Il ministro continua dunque a rimpolpare il bouquet della manovra: è circolata pure l’idea di ridurre nuovamente l’uso del contante come deterrente per l’evasione fiscale. Una misura, se confermata, che non riscuoterà gli applausi del governo (la liberalizzazione delle banconote era stata una delle prime decisioni di Tremonti, con l’abrogazione della tracciabilità degli assegni); e forse neppure del Cav.